McQueen Boulevard, è un romanzo scritto da Paolo Amir Tabloni, autore parmense, e pubblicato nel 2012 da Epika Edizioni. Ampiamente descrittivo, leggendo McQueen Boulevard, ciò che si nota fin da subito è la perfezione con cui ogni episodio, ogni ambiente e ogni umore venga maniacalmente descritto con una impeccabile attenzione verso quei dettagli in apparenza superflui, ma che, nel pratico, provvedono a rendere un qualsiasi romanzo un’opera d’arte, enfatizzando quanto basta i contesti, e permettendo ai lettori di diventare un tutt’uno con l’opera.
Ambientato tra i sobborghi milanesi, il Brasile e l’Argentina, McQueen Boulevard racconta la storia di Leonardo Principe, spesso chiamato Piccolo Principe (anche se del protagonista dell’omonimo romanzo di Antoine de Saint-Exupéry non ha praticamente nulla), un modello milanese che, ispirandosi alla storica e intramontabile figura di Steve McQueen, conduce una vita all’insegna dell’eccesso. Leo, come si legge nel romanzo, è l’emblema dell’uomo “così vicino al mondo che conta, senza contare un cazzo”. Ha ambizioni smodate ed è pronto a vendere la propria anima al diavolo pur di sfondare nel mondo dello spettacolo, ma, una volta raggiunto il tanto bramato successo, percepisce che il senso di insoddisfazione continua a dilaniarlo in modo irreparabile, o meglio, si nota un chiaro altalenante oscillare tra soddisfazione e insoddisfazione. Un’intermittenza straziante, insomma.
E’ la storia di un uomo tanto forte fisicamente, quanto debole psicologicamente: è circondato da rapporti saltuari o contrastanti col suo modo d’essere. Ad esempio, vive in perenne conflitto col padre, un onesto lavoratore che, pur di far studiare il proprio figlio disgraziato, vive inutilmente di straordinari, per poi realizzare che Leonardo non sarà mai il figlio che avrebbe sempre voluto e, di conseguenza, innalzare un muro divisore indistruttibile. E’ un libro privo di tabù, che fa del detto “sesso, droga e rock’n’roll” il suo cavallo di battaglia e sposa perfettamente quello stile di vita proprio della beat generation, ricordando quindi sì uno Steve McQueen, ma anche un Kerouac o un Sartre.
Leonardo è fondamentalmente un uomo annientato da se stesso, che crede di poter gestire il mondo a bordo della sua Harley Davidson, quando invece è lui a essere gestito dalla sua dipendenza da droga e sesso. Una finta e smisurata autostima, che invece è solo una corazza costruita ad hoc per nascondere le debolezze che lo annientano, prima tra tutte la solitudine. McQueen Boulevard è una lettura consigliata a chi ambisce agli eccessi, con il solo intento di far cambiare idea e di far apprezzare la normalità di una vita mediocre.
Cecilia Santoro