E’ uscita il 23 Febbraio, l’intervista all’autore di 999, a cura di Mattia Bottazzi, su ParmaReport, che qui di seguito riportiamo integralmente:

Paolo Amir Tabloni, la storia vera di un campione mancato – L’intervista

L’autore e portiere fidentino ci racconta la storia del suo libro “999” attraverso aneddoti, incontri e lezioni di vita sul mondo del calcio – di Mattia Bottazzi

Nato a Fidenza il 3 aprile di 35 anni fa, Paolo Amir Tabloni ha conosciuto il successo a livello nazionale col suo libro 999 – Le storie vere di campioni mancati. Dopo la pubblicazione di Onde Perfette e McQueen Boulevard, lo scrittore parmigiano ha deciso di gettarsi in una nuova avventura, quella del racconto delle storie di compagni di squadra e amici che, per un motivo o per un altro non sono riusciti a sfondare nel mondo del calcio, nonostante le indiscusse qualità. E nel libro c’é anche la sua di storia, la storia di un portiere che, dopo aver militato in tutte le categorie dalla Serie C2 alla Prima, ora si ritrova a difendere i pali della squadra del proprio paese, Fidenza.

Per chi non l’avesse letto, spiegaci, brevemente, la trama di 999:
“999 racconta 29 storie di campioni mancati che nonostante fossero delle promesse, sono divenute meteore, attraverso storie piuttosto incredibili. 28 storie più la mia, di giocatori e allenatori con i quali ho condiviso un percorso calcistico e di vita”.

Da cosa è nata l’idea di questo progetto?
“Porto su di me le cicatrici di un fallimento calcistico, che negli anni iniziava a pesarmi un pò troppo, e parlandone con qualche compagno di squadra del momento, ho capito che non ero l’unico, e che sono tantissimi i custodi di storie affascinanti, che hanno radici nelle sconfitte sportive ma che spesso germogliano in rivincite umane molto istruttive, perciò ho iniziato a raccogliere qualche testimonianza e mi sono messo al lavoro. Era il 2010…”

A quasi un anno dall’uscita, come sta andando il libro?
“Il libro ha 9 mesi di vita (è stato presentato in anteprima nazionale a Salsomaggiore il 16 maggio 2016), e ha già ricevuto importanti riconoscimenti. Recensito da molti giornalisti, è apparso anche su Sportweek, sulle riviste ufficiale della Lega Nazionale Dilettanti, Associazione Italiana Calciatori e su molti giornali nazionali. E’ entrato nella Top 5 di Panorama, per due volte (in Agosto e prima di Natale) è stato inserito tra “i 15 libri sportivi imperdibili” da Eurosport, è attualmente nella Top 20 della classifica vendita delle “Biografie”e Top 10 nelle vendite di Ibs categoria “libri sportivi bestsellers”. Sono stato invitato due volte su TgCom24 e una volta a Radio Deejay con Fabio Caressa e Ivan Zazzaroni per la trasmissione “Deejay football club”, insomma, non male…”

Qual è la storia che ti ha colpito di più?
“Ho fatto circa 60 interviste in 6 anni per poterne sceglierne 28, in tutte le storie emerge una morale che ho voluto valorizzare al fine di poter offrire al lettore un’idea globale di com’è veramente il calcio sotto alla patina dei grandi palcoscenici. Ne esce una fotografia autentica perché ogni storia è fondamentale nella costruzione del messaggio finale. Alla fine di ogni intervista dicevo: “Questa è la più bella di tutte”, ma poi quella successiva finiva per piacermi ancora di più. E’ stato un “viaggio” bellissimo…”

Hai raccontato la storia di tuoi ex compagni di squadra, ma prima di tutto hai stretto una grande amicizia con loro… è questa la vera essenza del calcio? Professionistico e dilettantistico.
“Credo che l’essenza sia la passione e i sacrifici che occorrono quotidianamente e che cimentano il nostro rapporto con quello che facciamo. In 999, il comune denominatore tra me e gli altri 28 protagonisti, è la passione per il calcio, i sacrifici, l’ascesa, la caduta, e la risalita. Oltre che un’infinità di fattori esterni…”

Il libro ha avuto successo a livello nazionale… come te lo spieghi?
“Tutti, chi più chi meno, possono dire di avere avuto una chance almeno una volta nella vita, in molti, hanno imparato a convivere con i propri fantasmi. Con 999, ho voluto dare importanza ai fallimenti, perché credo siano alla base di ogni successo e ogni realizzazione personale, ho voluto riportare alla luce i valori, e l’ho fatto con la sensibilità di chi ha provato sulla propria pelle quello che si è sentito raccontare dagli altri. E questo pare sia stato premiato”.

Hai avuto collaborazioni ed incontri importanti, qual è il calciatore/allenatore/giornalista che ti ha trasmesso di più?
“Un giorno mi chiamò Eusebio Di Francesco, che dopo aver letto il libro, aveva deciso di regalarlo ai propri giocatori. Quando l’ho incontrato, sono stato profondamente colpito dalla sua umiltà, mi sembrava di avere a che fare con un amico di sempre. Posso dire la stessa cosa di Paolo Cannavaro, Giancarlo Marocchi, Marco De Marchi, Fabio Caressa, Luigi Apolloni. Ma il numero uno è senz’altro Vincenzo Pincolini, la sua sensibilità e semplicità è disarmante, non mi ha mai fatto pesare i suoi trascorsi ai massimi livelli, è sempre stato pronto a sostenermi con la parola giusta, il consiglio prezioso, è tuttora il primo promotore del progetto, senza di lui, probabilmente 999 avrebbe raccolto meno simpatie”.

Hai appena avuto un figlio. Cosa gli racconterai sul calcio e della tua esperienza (raccontata anche nel libro)?
“Elena (la mia compagna), dopo tutto quello ha vissuto indirettamente del calcio standomi vicino (e soprattutto dopo aver letto il libro), è determinata a tenere Edoardo lontano dal calcio. La capisco, è pur sempre una mamma. Ma Edo farà quello che vuole e se sceglierà il calcio, cercherò di tenermi a debita distanza. Alla fine io ho imparato moltissimo dai miei 30 anni di pallone, sono stati la palestra di vita più determinante, si voglio dire, nonostante tutto, c’è di peggio…”