Quando leggere diventa un semi-lavoro e si ha anche la fortuna di poter scegliere quale libro sarà la compagnia per qualche giorno, la decisione su dove investire i soldi e soprattutto tempo è piuttosto ardua. Sia perchè leggerei tutto, sia perchè devo tenere da parte qualche soldo per la mera sopravvivenza. Ma questa volta mi sono voluta fidare e, stranamente, ho scelto un romanzo di cui ho sentito rumoreggiare così tanto da essermi stancata di rispondere “no, non l’ho letto”. E poi l’autore è delle mie parti, e ogni tanto, si sa, bisogna giocare in casa.
Paolo Amir Tabloni, nel suo romanzo d’esordio “Onde Perfette”, ci ha messo l’anima, e si sente, si capisce. In ogni pagina è racchiusa l’energia pulsante di un ragazzo che ha una gran voglia di vivere e di buttarsi nel mondo senza paracadute, viaggiare, bere fino all’ultimo goccio e ricominciare, e tutto questo lo fa muovendo le vite di Andreas e Kevin, i due ventenni protagonisti di un mondo fatto di fughe, sogni, soldi e belle donne in un’avventura che corre su macchine veloci e aerei che li nascondono tra Santo Domingo e Cuba. Due ragazzi, che di primo acchito ti lasciano la sgradevole sensazione di bellocci figli di papà che farebbero carte false per far diventare il lusso sfrenato il loro stile di vita. Ma c’è dell’altro, e l’autore ti instilla la voglia di capire cosa c’è dietro l’arroganza ammaliatrice di Kevin o il lasciarsi trascinare sempre e comunque di Andreas. È un’avventura, di cui se svelo i dettagli rovino il gusto del libro, ma ci sono i tropici sullo sfondo, e anche quelle macchine anni ’50 che rendono Cuba un set perfetto.
La complessità nascosta dietro una superficialità ostentata, la capacità di farti desiderare di essere uno dei personaggi che ruotano attorno a questi Thelma e Louise al maschile, l’amicizia vera: la follia gettata su basi forti è il gradino in più che convince, che ti tiene incollato fino alla fine.
Ha convinto anche me.