Lui si chiama Paolo Amir Tabloni, vive in provincia di Parma e soffre di una malattia, grave ma non rara: è malato di Steve McQueen. Per lui Steve è sinonimo di “Stile. Antieroe. Mito”, tanto che ci ha scritto un libro, “McQueen Boulevard” In questa intervista a cuore aperto ci racconta perché, per lui, Steve McQueen è un mito. Anzi, di più.

Qual è stato il primo film di Steve McQueen che hai visto?
Credo IL CASO THOMAS CROWN.

Qual è il film di Steve che preferisci?
Bella domanda. LA GRANDE FUGA e I MAGNIFICI 7 sono sicuramente pietre miliari del cinema di sempre, GETAWAY forse il più attuale, ma PAPILLON credo che sia quello che “spacca” di più.

Quale dei personaggi che ha interpretato vorresti essere?
Michael Delaney di LE MANS, solo per guidare quella meravigliosa GULF PORSCHE 917 numero 20.

Qual è l’aspetto di Steve che ti affascina di più?
Facile fare i ribelli quando non sei nessuno, più difficile esserlo se sei “Mr. America”. Steve è il maschio “Alpha”. La versione 1.0 di colui che tutti gli uomini vorrebbero essere (e le donne portarsi a letto). L’uomo che non deve chiedere mai (e mai si piega ai compromessi).

Porsche, Ferrari o Jaguar?
Senza dubbio PORSCHE. Anche se la FERRARI GTB4 appartenuta a McQueen, mi fa venire ancora la pelle d’oca.

Harley Davidson o Triumph?
Sono diventato un harleysta nel 2010. Dopo l’883, ora ho una Softail del ’93. Ma alcune Triumph mi piacciono tantissimo…

Tag Heuer o Rolex?
Intramontabile il “suo” HEUER MONACO in “LE MANS”.

Barbara Minty, Ali MacGraw o Neile Adams?
Ali MacGraw tutta la vita.

Come mai hai deciso di scrivere un libro tributo per Steve McQueen?
Con McQueen Boulevard ho voluto provare quanto le grandi icone del passato condizionino le nostre vite e le nostre scelte commerciali. Non è un caso che Steve sia tuttora testimonial di grandi marchi come Triumph, Ford, Tag Heuer, Barracuda, Persol, Barbour, etc. Che sia citato nelle canzoni di Vasco Rosi, Prefab Sprout e Sheryl Crow, e sia stato aerografato sul casco di Valentino Rossi. Perché si associa a lui il mito della “Vita Spericolata”? Perché è rimasto così attuale, a più di 30 anni dalla sua morte? Questa è stata la molla…

Riesci a raccontarci la trama del tuo libro in meno di 160 caratteri?
Nato il 7 novembre 1980 (giorno della morte di Steve McQueen), Leonardo Principe è un bellissimo modello milanese. Affascinante come il “Piccolo Principe”, ma tormentato dal suo spirito anticonformista, Leo si ritrova nei panni di McQueen e ne segue le orme, ne incarna l’ambizione, ne rivive la leggenda…

Perché leggere il tuo libro?
Come ho scritto nell’introduzione del romanzo, c’è stato un tempo in cui McQueen ha rappresentato il desiderio di ribellione di un popolo represso, di gente che tornava a credere in alcuni ideali utopici, di colpo accessibili. Credo che per molti punti di vista quei tempi siano tornati e molte persone abbiano bisogno di fare un passo indietro per ritrovare quello stesso spirito idilliaco della restaurazione, della ricerca dei valori, della seconda opportunità. Una specie di A volte ritornano…, e credo che sia sempre consigliabile farsi trovare pronti.

Per te Steve McQueen è sinonimo di …
Stile. Antieroe. Mito.