Le sliding doors del calcio (di Francesco Caremani)

I libri si scrivono per tanti motivi diversi, perché ci piace, perché vogliamo, perché dobbiamo. Paolo Amir Tabloni ha scritto «999. Le storie vere dei campioni mancati» (Edizioni Diabasis) perché non poteva farne a meno, perché doveva mettere ordine nella sua vita, nei suoi sogni, nelle sue speranze e per condividere tutto questo con chi pensa di diventare un campione, nel calcio come nella vita.
«Il calcio per me era tutto – racconta Paolo –, anche se scrivevo bene e ho vinto pure un concorso di poesie a scuola non m’importava, io volevo diventare un giocatore professionista». E di occasioni Paolo ne ha avute, ma tra pressioni, infortuni e un rapporto conflittuale con i genitori (oggi ampiamente recuperato) quel treno chiamato desiderio non è mai riuscito a prenderlo: «Ho visto ragazzi del Sud essere uomini a 15 anni, io a 17 alla prima esperienza lontano da casa soffrivo l’isolamento del collegio, con chi mi diceva che sarei stato il nuovo Buffon, da una parte, e chi mi caricava di lavoro perché ero il più giovane dei portieri, dall’altra».
Perché il calcio è un gioco, è fango, erba, gioie e dolori, ma può essere anche peggio di tutto questo, può diventare un incubo, una ferita che non si rimargina e nella migliore delle ipotesi una cicatrice: «C’ho messo sei anni per scrivere questo libro – ricorda Amir, nome d’arte in onore della madre – perché quando realizzai che l’ultima storia sarebbe stata la mia mi sono bloccato più volte. Alla fine ce l’ho fatta, la scrittura mi ha aiutato a liberarmi dei fantasmi del passato». Uno spirito liberatorio, ma anche pedagogico quello con il quale Paolo Amir Tabloni ha dato alle stampe «999. Le storie vere dei campioni mancati», raccontando se stesso e chi come lui ha dovuto rinunciare al sogno che sembrava a portata di mano, un libro che i genitori dovrebbero leggere prima dei figli: «Una volta i parchi erano pieni di ragazzi che giocavano a pallone, oggi no, prima la fame era la costante e il talento quel qualcosa in più. Molte cose sono cambiate, ma lo schifo di certi ambienti resta lo stesso, per questo dobbiamo trasmettere nuovi messaggi etici, perché si continui ad avvicinarsi al calcio con uno spirito nuovo e diverso».
Siamo tutti dei campioni mancati, non solo nel calcio. Leggendo la storia di Paolo e di quelli come lui, non impareremo come diventarlo o come riprovarci, ma impareremo come ci possiamo (dobbiamo) rialzare dalle sconfitte, come affrontare gli ostacoli della vita, scoprendo magari un nuovo destino, scoprendo che il calcio è meraviglioso, ma anche la nostra vita lo è e non possiamo sapere quale sarà la nostra prossima sliding door, ma dobbiamo imparare a non farci trovare impreparati.