E’ uscita il 6 Ottobre 2016, l’intervista all’autore di 999 sulla piattaforma: fuoriareaweb.it che riportiamo per intero:

C’è Cristian, che a 24 anni lascia i professionisti per tornare a giocare vicino casa sua, e poi c’è Mauro, che tra i dilettanti ci si è ritrovato dopo una squalifica per doping. Marco invece giocava nelle Nazionali Under insieme a Francesco Totti e la 10 spettava a lui, ma è finito a calcare i campi che vanno dalla C1 in giù. Più o meno lo stesso destino di Christian, Pietro, Paul, Roberto, Alessandro, Giancarlo, Luca, Hernan, Gian Elia, Vittorio, Leonardo, Alberto, Boris, Davide, Pasquale, Gianmarco, Sandro, Luca, Gabriele, Antonio, Matteo, Ferdinando, Omar, Nicolò, Giovanni e Paolo.

29 calciatori o ex, che l’emozione di poter diventare il più forte di tutti l’hanno rincorsa, inseguendo quel pallone che viaggia sempre al doppio della nostra velocità e dietro al quale cadono in tanti. Loro lo hanno raccontato a Paolo Amir Tabloni, che ne ha creato una storia, ripercorrendo pezzi di vite e carriere. Scrivendo di un passato che spesso fatica ad andarsene, sogni infranti e vite cambiate più velocemente di quanto Messi possa metterci a scartare un difensore. Tutte insieme sono diventate 999 (Diabasis editore), un libro che spiega l’altra faccia della medaglia, quella lontana dai riflettori e che, più di ogni altra cosa, parla di vita.

Da dove nasce l’idea di scrivere questo libro?
Dopo 2 romanzi, avevo voglia di scrivere qualcosa di vero, autentico, reale. In più, quando ho iniziato a scrivere 999, avevo 28 anni, e nella mia vita calcistica me n’erano già successe di tutti colori. Ne avevo da raccontare. Conciliare queste mie grandi passioni: la scrittura e il calcio, è stato inevitabile

Quale messaggio pensa che possa arrivare a chi legge queste storie?
Questo libro si rivolge principalmente ai ragazzini dei settori giovanili, e li mette in guardia, perché è giustissimo dare tutto se stessi rincorrendo il sogno di diventare un campione, ma bisogna far capire loro che da un momento all’altro, per cause anche imprevedibili, il sogno può svanire come sabbia tra le mani, perciò prepararsi una valida alternativa, può rappresentare il miglior paracadute.
Si rivolge a chiunque nella vita ci ha provato ed è andata male, aiutando a metabolizzare il fallimento, utilizzando ciò che insegnano i sacrifici, per ripartire e reinventarsi più forti e consapevoli di prima, anche in qualcosa di diverso.
Si rivolge ai genitori dei piccoli calciatori, che spesso aggravano di pressioni inutili il proprio figlio, innescando un pericoloso meccanismo che può portare a drammatiche conseguenze. Alla base di tutto ci dev’essere il divertimento, che è direttamente proporzionale alla passione. Per tutto il resto ci sono gli educatori/allenatori, ai quali un genitore dovrebbe evitare di sostituirsi…
Si rivolge a chi giudica il mondo del calcio da fuori, mettendo in luce i tanti aspetti della vita di un calciatore, che troppo spesso non vengono considerati.
Infine si rivolge a chi cade e trova la forza per rialzarsi, che è uno dei segreti della realizzazione umana e del successo, secondo me.

Delle 29 storie raccontate, quale le ha suscitato l’emozione maggiore?
L’impatto con le storie dei 28 protagonisti, è stato assolutamente esaltante e formativo. Ognuna di esse, mi ha insegnato qualcosa. Sono tutte molte emozionanti, e son state scelte per questo

Nereo Rocco trovava forti parallelismi tra quello che un calciatore era dentro e fuori dal campo. Molto spesso, se si gira nei campi di periferia e dei club minori, si sentono istruttori ribadire quanto sia più importante allenare uomini rispetto al formare atleti. Mediando la sua esperienza con quelle raccolte, il calcio quanto ha aiutato e può formare un ragazzo al di fuori della sua vita con una maglia indosso?
Il calcio è una grande palestra di vita, e dal libro, questo messaggio emerge molto forte. Specie ad alti livelli nelle giovanili. Le regole, il rispetto per i compagni e per quello che si fa, imparare a ragionare per il bene della squadra, mettendo il singolo in secondo piano: sono tutti elementi che una volta acquisiti non si abbandonano mai, e aiutano il ragazzino a diventare uomo

999 parla di calcio, vita e sogni infranti. Ma si smette veramente di sognare una volta tolte le scarpe con i tacchetti?
Certi sogni si trasformano. Si trasformano in consapevolezza, razionalità. Ma col bambino che è in noi e che sognava di arrivare in Serie A, bisognerà farci i conti tutta la vita, in un modo o nell’altro

Quanto è forte la componente malinconica in questo libro? Ha percepito un senso di più o meno celata frustrazione da parte di chi le raccontava la sua storia?
C’è chi affronta il proprio fallimento nel calcio con grande serenità, chi invece ancora non se ne capacita, e magari ha superato i 60 anni. Di certo, chi ha accettato di rilasciare la propria intervista per questo libro, ha deciso di affrontare il suo passato, che spesso non è semplice, e questo gli va riconosciuto con grande plauso

Il calcio, in particolar modo quello giocato lontano dai riflettori, spesse volte viene banalizzato e relegato a un ruolo marginale. Eppure è da sempre entrato nella letteratura, influenzando il modo di scrivere e pensare di gente come Camus o Galeano. In Italia, diamo veramente peso solamente agli aspetti marginali di questo sport, non cogliendone la vera essenza e parlandone nel modo sbagliato?
Si sta facendo tanto per sensibilizzare e valorizzare i valori di questo grande sport. Sicuramente la campagna della Figc rivolta ai settori giovanili, è una delle cose più interessanti. I grandi palcoscenici avvicinano le masse, ma bisogna esser bravi a coinvolgere queste persone per il bene che il calcio può fare alla nostra società

Il libro si ferma a 29 giocatori, Lei compreso, ma potrebbe tranquillamente arrivare a un numero quasi indefinibile di storie. C’è l’idea di dar vita ad altri racconti?
Effettivamente ho grandi progetti in tal senso. Credo di aver toccato un tasto molto sensibile per chi gioca o ha giocato a calcio. Dare voce ai “losers” è molto stimolante, e non solo perché tra loro ci sono anch’io, ma perché le storie di chi ha sofferto, risultano sempre più interessanti di chi ha avuto più fortuna. È la vita, ed è quanto di più prezioso ci appartenga